Lezioni 13-14: Perle del Coronavirus
La settimana scorsa abbiamo lavorato su vari temi slegati tra loro.
Lascio qui innanzitutto i testi del lavoro di mediazione di mercoledì: il testo di partenza in spagnolo e l'originale in italiano.
Ma quello che ho più a cuore è pubblicare le meravigliose poesie che avete scritto e che io chiamerei PERLE DEL CORONAVIRUS perché sono bellissime, ognuna a modo suo.
La poesia è un genere difficile e fuorimoda, ancor di più se in lingua straniera. Ma voi siete stati bravissimi a tirare fuori quello che avevate nel cuore e a metterlo nero su bianco sulla pagina. Complimenti!
Lascio qui innanzitutto i testi del lavoro di mediazione di mercoledì: il testo di partenza in spagnolo e l'originale in italiano.
Ma quello che ho più a cuore è pubblicare le meravigliose poesie che avete scritto e che io chiamerei PERLE DEL CORONAVIRUS perché sono bellissime, ognuna a modo suo.
La poesia è un genere difficile e fuorimoda, ancor di più se in lingua straniera. Ma voi siete stati bravissimi a tirare fuori quello che avevate nel cuore e a metterlo nero su bianco sulla pagina. Complimenti!
Mondo paradossale (Rocío e Mari Jose)
Il Coronavirus
ha mostrato
un paradosso
nella nostra società.
C´è chi lavora
la mattina,
la sera,
e quasi la notte
mentre altri
sono diventati disoccupati.
C´è chi litiga
mentre altri
non vedono il momento
per incontrasi
con la birra fredda in mano.
C´è chi ha messo
Il mantello da eroe
al personale sanitario,
mentre altri
vengono licenziati
dai politici.
Alla fine,
paradossalmente,
chi non ha, vorrebbe
e chi non vorrebbe, ha
Durante il confinamento (Maru e Amelia)
Durante il confinamento
Abbiamo imparato a lavorare
e studiare a remoto.
Siamo costretti a fare la spesa
a tempo ridotto.
Gli orari diventano
il pane nostro di ogni giorno.
Anche passeggiare con il cane
è la scusa perfetta per uscire
senza orario.
Alle 8 di sera,
incontri di vicini
per gli applausi ai sanitari
e dopo spettacoli in diretta
dai balconi.
Guardare da dentro (Celeste e Piedad)
Sembra che sia il 15 marzo da 60 giorni
il tempo evolve ma noi siamo qui
guardando l’esterno da dentro.
Ci ricorda che il tempo passa
è piovuto ma noi siamo asciutti
il sole è uscito
ma noi non siamo abbronzati.
È la prima volta che l’ambiente è pulito
senza fare niente.
Prigioniero in gabbia (Juan Carlos e Javier)
Nella oscurità della sua gabbia
Il prigioniero pensava cosa sarebbe volare.
Stanco della sua solitudine
Guardava i suoi ricordi
Nascosti nel suo cuore.
Il pensiero, a volte diventava soltanto dolore,
paura, angoscia, sofferenza.
La vita non è facile per nessuno, certo.
Questo lo sapeva.
Ma si chiedeva come fosse finito lì.
C’erano momenti stellari
quelli in cui, oltre le finestre chiuse
guardava gli uccelli volare.
Vedeva come ritornavano,
dopo avere goduto la libertà tra le nuvole,
ritornavano.
Invece lui, come mai aveva sentito
la necessità di ritornare?
Era vissuto tra le nuvole
senza imparare che le nuvole
non sono un posto per rimanere,
un posto da vivere per sempre.
Alla vita occorre ritornare.

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